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Relazioni Internazionali: il post-laurea?

Una scatola di cioccolatini


Perche ci si iscrive a Relazioni Internazionali? Quale strana patologia colpisce queste persone, tanto malate da intraprendere una carriera universitaria suicida?

Chi non l’ha fatta non puo’ nemmeno iniziare a concepire che cosa significhi, a livello umano, uscire da una Facolta’ simile, e chi l’ha fatta spesso non ci vuole pensare troppo - non mentre ci e' ancora dentro.

Non prendetevela, amici internazionalisti.

Anche io ho frequentato questa splendida, assurda Facolta’. A Ca’ Foscari, Venezia, per l’esattezza. Li’ il nome completo e’ “Relazioni Internazionali Comparate”, RIC per gli amici.

Mi sono laureato a inizio 2016 e da allora non ho fatto altro  che chiedermi: “Ma chi diamine me lo ha fatto fare?!” e, purtroppo, l’unica risposta che riesco a darmi (che e’ anche l’unica possibile e, devo dire, e’ la dura verita’) e’: “Eh... Io. L’ho scelto da solo. Devo essere un cretino, insomma”.

Tutto inizio’ ai tempi del Liceo.

Cinque anni in uno Scientifico con indirizzo linguistico, circondato da ragazze adolescenti. Il Paradiso? Think again. Mettiamola cosi’: e’ come cercare di sopravvivere in uno status perenne di anarchia internazionale. O sviluppi un carattere diplomatico, o verrai sommerso dallo scompiglio che si crea inevitabilmente in un’aula in cui per cinque anni di fila 22 ragazze non avranno altro passatempo che instaurare conflitti fratricidi tra loro.

Non aggiungo altro. Dopo una Laurea Triennale in Lingue e Civilta’ Moderne e Contemporanee, indirizzo politico-internazionale (nome semplice e breve), sono arrivato al RIC, per poter mettere in pratica questa fantomatica “diplomazia”, ormai divenuta mia seconda natura.

 

Le aspettative, fare finta che siano vere, convincersene e convincere altri che siano vere, cosi’, perche’ l’auto-illusione funziona meglio se e’ collettiva

E cosa mi aspettavo, entrando al RIC, oltre che passeggiare per altri due anni tra le mirabili calli e callette della mia amatissima Venezia?

“Mah, non lo so, credo che provero’ il concorso diplomatico, o magari all’Unione Europea o all’ONU... Ti immagini che figata? New York!! Woooo!!!”

Beata gioventu’.

Non scappate disperati, studenti internazionalisti! Non vi sto dicendo che e’ impossibile, che le vostre speranze sono vane e che avete fatto scelte di vita sbagliate! Entro fine articolo vorrei solo che iniziaste ad essere maggiormente consapevoli di esattamente cio' cui si va incontro, solo senza quell’ingenuita’ che spesso caratterizza i giovani che si approcciano con occhi spalancati e grandi speranze su questo mondo! O almeno, quell'ingenuita' che caratterizzava un pochino me.

Beh, cari miei, il mondo dei MUN e dei MEU e’ una men-zo-gna. Una grande follia, un mondo che non esiste.

Ovviamente vi ho partecipato anche io. Sono esperienze bellissime queste simulazioni. Si impara tantissimo e ci si diverte di piu’. Si creano e rafforzano legami bellissimi tra menti simili che sopravvivono a quel grande spartiacque che e’ la fine della vita universitaria.

E’ stato con altri “sopravvissuti” delle prime delegazioni cafoscarine ai MUN di Harvard e di Roma che abbiamo fondato la Venice Diplomatic Society, VDS se vi manca il fiato. Molti di noi fondatori eravamo negli ultimi mesi della Magistrale ed avevamo gia’ iniziato a scorgere oltre la cortina di vetro argentato della Laurea Magistrale, vedendo la brutalita’ del mondo reale – per questo la creammo con l’idea che sarebbe dovuta essere qualcosa di piu’ di un’associazione di simulazioni e dibattiti, bensi’ un ente che potesse costruire reti tra persone, associazioni, universita’, che avrebbe organizzato eventi, fatto raising awareness, lezioni, seminari, avrebbe avuto un blog, un canale YouTube... e avevamo soprattutto chiara l’idea che non e’ attraverso queste attivita’ che si riesce a fare la differenza. I MUN, la VDS, dovevano essere una palestra, un banco di prova per affinare le nostre capacita’, da portare pero' AL DI FUORI, nel brutale, brutale mondo delle relazioni internazionali. Per questo il motto che demmo all’associazione non e’ #MakeTheDifference, bensi’ #LearnHowToMakeTheDifference.

Ma, benche’ sempre piu’ consapevoli del mondo reale che ci attendeva, ancora abbiamo continuato a metterci il prosciutto sugli occhi. Simulazioni? Associazioni? Sogni condivisi?

Un’allucinazione collettiva, indotta volontariamente.

Tirocinio in Ambasciata: da fare, se ne avete occasione. Apre gli occhi.

Innanzitutto, quando si e’ ancora studenti si ha la possibilita’ di fare esperienze di altissimo pregio nel mondo reale. (Dopo NO. Non cosi' facilmente. APPROFITTATENE!!!) Io ho preso parte al MAECI CRUI, il tirocinio in Ambasciata. Mai ho imparato cosi' tanto nei miei studi, ne' mai sono rimasto altrettanto sconvolto da cio’ che ho imparato.

Puo’ essere bello, durante un MUN, chiacchierare amabilmente, davanti a un buffet, di tematiche internazionali o del piu’ e del meno.

Sapete quando non lo e’?

Quando stai aspettando la firma di un armistizio, al termine di negoziazioni durate anni e fallite piu’ volte. Avete idea di che cosa significhi quando le negoziazioni, giunte a un attimo prima della firma, rigorosamente nelle sale rinuinoni di un hotel di lusso, naufragano, proprio all’ultimo?

Un peccato, un fallimento, business as usual – e si torna a lavorare al successivo punto nell’agenda diplomatica del giorno, come se quanto appena accaduto fosse solo un incidente di percorso, una seccatura, un’ulteriore inutile attesa verso l’adozione di un protocollo che verra’ comunque firmato tra qualche mese.

Nel frattempo, fuori dall’hotel, in un altro Paese, lontano dal luogo della mancata firma, tra il fallimento delle negoziazioni ed il loro successo avvenuto un paio di mesi dopo, si e’ continuato a combattere, e hanno perso la vita decine di migliaia di persone.

Non ce ne si rende conto al momento, ma quello che era successo tra chiacchiere amichevoli, davanti a un buffet, e’ stato un massacro con piu’ vittime dell’11 settembre – ma e’ business as usual, per un diplomatico.

Lasciatemi ricomporre la frase: NON DEVE essere business as usual. Se un giorno diverrete diplomatici, io spero che queste storie non vi facciano dormire la notte. Mi piace pensare che tutte le persone a quel buffet fossero pienamente consapevoli di cio’ che stava accadendo e della sua gravita’ e che semplicemente non lo dessero a vedere. Ma sappiate che e’ facile, troppo facile farsi obnubliare dal lusso delle Ambasciate, dallo sfarzo della straordinarieta’ della propria vita – e perdere di vista cio’ che e’ importante.

Anche l’avere mandato di osservatori internazionali in un compound UNICEF in Africa non e’ bellissimo, se ci pensate. Uno stipendio altissimo, rinchiusi in un compound di lusso con tanto di piscina e alcool a fiumi? Festa tutto il giorno!

Perche’ a volte puo’ sembrare meglio essere costantemente ubriachi che venire a patti con il fatto che, fuori dal cancello del compound, stanno putrefacendo i cadaveri di due bambini morti di fame – e che non puoi fare nulla per aiutarli, li’, al momento, se non continuare ad andare in ufficio per dare il meglio per l’organizzazione che si occupa della protezione di quei bambini, sapendo che, ripetendoti incessantemente che, nel complesso, col tuo piccolo contributo ci saranno sempre meno piccoli cadaveri.

Il mondo reale: un grande boh senza manuale di istruzioni

Chiunque tu sia, se sei laureato in Relazioni Internazionali, o sarai tra i 30 o meno fortunati (ma alla luce di quello che ho detto prima, siamo sicuri sia fortuna e non masochismo?) che diventeranno diplomatici, oppure, lapalissianamente, non lo sarai.

Ti si aprira’, a questo punto, un mondo fatto di incertezze e paure, dubbi e risposte sbagliate e dovrai cercare di fare estrema chiarezza nella tua testa, perche’ nulla e’ come te l’aspetti.

“Voglio lavorare alla Croce Rossa Internazionale!”

“Laurea in infermieristica?”

“Relazioni Internazionali!”

“Scusa, ci servono infermieri.”

Frontex? Guardie di confine. In missione in Africa all’ONU? Ingegneri e architetti. Interpol? Poliziotti, ovviamente. Commissione Europea? Avvocati, che discorsi! FAO? Scienze ambientali, mi dispiace. UNESCO? Salvaguardia dei beni culturali, mi pare chiaro. UNICEF? Ah, sei un pediatra o un pedagogo? Parlamento Europeo? Come traduttore o attraverso le elezioni europee, non capisco? Consiglio di Sicurezza dell’ONU? Eh che mi sono perso, sei un alto diplomatico da 25 anni? Assistente di Juncker? Hai gia’ lavorato per 15 anni come assistente di Juncker? Assistente dell’Assistente? Richiesti 10 anni di esperienza. JPO all’ONU? Dai, questo e’ Junior, richiede... ma come, tre anni di esperienza?!

Ed eccoooooo!!! Perche’ inizierete a dovere imparare che cosa significa P1 e P2 all’ONU, cosa vogliono dire ASTIII o FGIV o AD5 all’Unione Europea, che cosa e’ un Contract Agent, un Temporary Agent, un SNE, un civil servant e non ve lo hanno mai spiegato a lezione nel corso “Sigle strampalate e dove trovarle” che non avete mai seguito perche’ non esiste.

“Toh! P1 e’ la entry level position all’ONU e all’IOM! Aspettiamo che ne esca una e facciamo domanda!” E niente, spero vi piacciano le posizioni P2 che richiedono tre anni di esperienza nel settore, perche’ le P1 sono piu’ rare di Mew antico.

“Oh guarda! Un JPO che non richiede esperienza lavorativa! E ben pagato anche!” Ah, ben pagato, dici? Indovinate quanta gente fa domanda e quanti anni di esperienza sottopagata hanno.

“E questo? Un tirocinio non retribuito a Ginevra?! E come mi mantengo?”

Ragazzi, il mondo delle relazioni internazionali, cosi’ come lo crediamo giudicandolo dai MUN, e’ il mondo del privilegio, strutturato per prepetrare se stesso, un retaggio dell’Ancien Regime che ancora rimane vivo e vegeto.

Tuttavia, esistono modi per craccare il sistema. Vie creative, che richiedono intraprendenza, capacita’ di adattamento e enormi quantita’ di masochismo e follia. Come dice il saggio: “Bisogna essere dei pazzi, ma non dei pazzi tranquilli, non dei pazzi agitati, ma dei PAZZI FURIOSI”. Ed esistono anche altre carriere che si possono intraprendere e che sono piu’ belle e meno masochistiche di quelle a respiro internazionale nelle grandi organizzazioni internazionali.

Volete sentire delle storie vere di persone vere che hanno percorso queste strade?

Seguiteci sul nostro Canale YouTube: tra qualche giorno inizieremo a raccontare cio’ che accade dopo una Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali.

Lorenzo Canonico


Lorenzo Canonico  lavora a Frontex nella Coast Guard and Law Enforcement Unit. Precedentemente ha lavorato in Analisi Strategica all'Europol, in Strategia e Comunicazione all'Agenzia Europea per la Cooperazione dei Regolatori Nazionali di Energia (ACER) e all'Ambasciata d'Italia e all'Istituto di Cultura Italiana ad Addis Abeba, in Etiopia.

Ha una Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e una Laurea Triennale in Lingue e Civiltà Moderne e Contemporanee, conseguite a Ca' Foscari ed ha studiato come field officer nell'ambito dei diritti umani alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e come Europrogettista.

È stato membro fondatore e Proboviro di Levi Alumni , fondatore e due volte membro del Consiglio Direttivo della Venice Diplomatic Society ed è fondatore e Proboviro dei BridgeMakers.