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Patrimonio dell’umanità o sito per lo stoccaggio delle scorie nucleari?

La scelta al governo e alle comunità locali nel Lake District National Park


Ci deve essere un modo migliore per fare le cose che vogliamo, un modo che non inquini il cielo, o la pioggia o la terra.”

Paul McCartney.

 

 

Lake District, Inghilterra. Una delle aree protette più famose di tutto il Regno Unito, un paesaggio da sogno, contornato da montagne, vallate, stagni, una vera e propria piccola oasi ecologica che attira più di 14 milioni di visitatori all’anno. Due pesi e due misure: da un lato la sua natura incontaminata rappresenta una bellezza che sopravvive indisturbata da millenni. Dall'altro, sfortunatamente, il  Lake District potrebbe diventare presto un sito di stoccaggio e smaltimento di scorie nucleari. Migliaia di anni sono necessari affinchè le scorie nucleari diventino innocue. Istanti basterebbero per impedire che il ministro dell’ambiente prenda una decisione così importante, per proibire che il Lake District venga trasformato in una discarica sotterranea di materiale radioattivo.

A causa dell’incessante lavoro delle centrali nucleari inglesi, in 50 anni sono state prodotti 750.000 metri cubi di scorie1.

Per questo motivo, i governi degli stati che sfruttano questo tipo di fonte energetica si sono attivati per trovare soluzioni efficaci e allo stesso tempo sostenibili. Il governo inglese, attraverso la voce di Richard Harrington, attuale Ministro dell’Energia, dopo aver analizzato e valutato opzioni quali l’utilizzo dei giacimenti in prondità, l’impiego di gallerie impermeabili situate più in superficie o la possibilità di trasformare elementi radioattivi in atomi stabili, non ha escluso l’utilizzo delle riserve naturali sparse per il Paese per lo stoccaggio di scorie nucleari. Ma cosa ha portato il Ministro ad indicare proprio il sito del Lake Discrict National Park? I motivi principali sono due: il primo è la vicinanza a Sellafield, sito nucleare britannico situato nella Contea di Cumbria ove, attualmente, sono presenti la maggior parte degli scarti nucleari del Regno Unito; il secondo è la conformazione geologica del parco: i substrati rocciosi sembrano indicare che in profondità possano essere presenti giacimenti adatti ad ospitare materiale radioattivo. In fondo, quali alternative esistono se le numerose centrali nucleari già attive non possono essere chiuse?

Ma in cosa consiste la pericolosità delle scorie nucleari? In primo luogo, l’inquinamento radioattivo causato dal materiale contaminato sarebbe responsabile dello sviluppo di patologie quali tumori e malformazioni che interesserebbero i futuri nascituri.  Si parla, infatti, di materiali altamente tossici che, per risultare apparentemente meno pericolosi, devono essere confinati a grande profondità, sigillati in cisterne sicure e impenetrabili. Questi scarti nucleari possono essere dannosi per un tempo lungo, lunghissimo che, nel caso dell’uranio, si aggira attorno ai 4,5 miliardi di anni2.  

In secondo luogo, i metodi adottati per lo smaltimento dei rifiuti tossici comportano rischi da non sottovalutare. La messa in sicurezza dei rifiuti richiede che essi vengano relegati all’interno di formazioni geologiche situate in profondità; tali cavità devono presentare adeguate caratteristiche di stabilità e impermeabilità; per esempio, giacimenti di salgemma e formazioni argillose potrebbero costituire una valida opzione che eviterebbe la propagazione di radiazioni dannose verso la superficie. Nonostante tale soluzione possa sembrare molto allettante, nessuno sarebbe in grado di garantire la perfetta impermeabilità dei depositi sotterranei; inoltre, le stesse cisterne e contenitori che racchiudono il materiale radioattivo potrebbero subire erosioni nel lungo periodo.

Alla proposta del Ministro inglese è seguita la reazione degli esponenti delle associazioni ambientaliste per la conservazione del paesaggio e sostenitori delle politiche green. Ben 19 sono le associazioni che hanno firmato una lettera aperta indirizzata al Ministro dell’Energia: “Riconosciamo che lo smaltimento sicuro delle scorie nucleari è una delle sfide chiave che la nostra società sta affrontando. Ma la soluzione al problema non deve in nessun modo costituire un pericolo per la società, l’ambiente e l’economia”. Le associazioni criticano aspramente anche solo l’idea che una splendida riserva naturale possa ospitare rifiuti tossici. Anche se il tema ambientale non è il loro solo cruccio. Infatti, la pericolosità rappresentata da una possibile contaminazione potrebbe scoraggiare milioni di visitatori. Il rischio risulta essere fondato dato che il Lake District attrae un numero non trascurabile di turisti e delle entrate che ammontano a 1,417 milioni di sterline nel 20173.

Dunque perché rischiare? Immaginate se a causa delle possibili fughe radioattive non fosse più possibile visitare il secondo parco più grande del Regno Unito, dove è presente lo Scafell Pike, il picco più alto del sito ed in cui è possibile ammirare alcuni dei laghi più profondi del paese.

Fortunatamente, la possibilità che un deposito di scorie nucleari venga costruito al di sotto di un sito un parco è comunque  pari a zero, essendo vietato, salvo casi eccezionali, per legge. E comunque l’ultima parola spetta alle comunità locali. Inoltre, neanche il ministro Harrington abbraccia appieno l’idea e il progetto, poiché in contrasto con il piano ambientale previsto per la sua legislatura.

In mancanza di una formula magica capace di rendere innocue le scorie radioattive, sembrerebbe che nemmeno siti protetti quali il Lake District possano essere, tuttavia, esclusi a priori. Il solo pensiero che un parco di tale importanza possa in futuro diventare una discarica sotterranea per lo smaltimento dei rifiuti nucleari è indice che il problema dei rifiuti è concreto e richiede una soluzione nell’immediato. Per quanto possa essere grave la natura del problema il secondo parco nazionale più grande d’Inghilterra non è tra le scelte più idonee.  Provate a immaginare se William Wordsworth, uno tra i più grandi autori inglesi, le cui opere sono proprio ispirate dalla bellezza della natura del parco (e per questo soprannominato “poeta del lago”), dedicasse il suo verso “vagavo solitario come una nuvola che fluttua in alto, sopra valli e colline” ad un parco-discarica. Davvero poco poetico, non trovate?  

Silvia Giardina


Silvia Giardina, studentessa al secondo di Scienze Politiche e dell'Amministrazione e Relazioni Internazionali a Catania all'università di Trieste.

I suoi settori di interesse principali sono le politiche ambientali e l'impatto umano sulla natura che ci circonda: "Credo che un'economia più sostenibile possa essere raggiunta."


Sitografia

1. https://www.theguardian.com/environment/2018/jul/31/allow-nuclear-waste-disposal-in-national-parks-say-mps

2. http://www.pnausa.org/harmony-todd/nuclear-101-radioactive-half-life

3. http://www.lakedistrict.gov.uk/learning/factstourism