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Il NazionalEuropeismo militare dell’Accordo di Lussemburgo

Macron, Merkel e Salvini: NazionalEuropeisti


- Argomento: Linguistica politica

Premessa: un esercizio di linguistica politica

È da un mucchio di tempo che si sente dire che le definizioni di “destra”, “sinistra” e “centro” sono diventate inadeguate. La fine delle ideologie e l’avvento dell’Occidente post-democratico hanno effettivamente reso sempre più desueti questi termini, svuotati di ogni significato da politiche che sempre meno hanno, appunto, alcun riferimento ideologico.

Che cos’è Macron? Che cos’è “En Marche”? Ha sconfitto l’estrema destra lepeniana, ma certo le Monsieur le President non può essere considerato di sinistra. Più liberali e liberisti di così si muore. Una sua caratteristica essenziale è, allo stesso tempo, estremamente trasversale, benché in anni recenti spesso associata più alle “sinistre” che alle “destre”: il suo sbandieratissimo Europeismo.

Macron è europeista.

Ma che significa essere “europeisti”? È una domanda cui si sentono dare le più disparate risposte. Che cosa vogliono gli Europeisti?

“Una federazione europea!”

“Una confederazione!”

“Un’area di libero scambio con regolamentazioni comuni”

“Un esercito comune!”

“Un’alternativa alla NATO!”

“Complementarità alla NATO!”

“Pesi distribuiti equamente!”

“Politiche sociali!”

“Deregolamentazione!”

Quanto si può essere multipolari?

Gioirò quando si smetterà di dire che essere “europeista” significa qualcosa di univoco, che significa la stessa cosa per tutti – e che quindi gli Europeisti possono riunirsi tutti sotto un unico emblema, come proponeva Emma Bonino, radicale e liberista.

Eh no. Ci sono tanti europeismi. E forse il modo più semplice per chiarire come questa para mentale linguistica (che può sembrare solo un esercizio quasi filosofico da “professoroni”) abbia effetti estremamente drammatici sulla vita reale, sulla politica e nel nostro quotidiano è spiegare che cosa è successo il 25 giugno 2018 a Lussemburgo, capitale del Lussemburgo, dove il NazionalEuropeismo ha vinto (nuovamente) contro il Federalismo e Cooperativismo Europeo, prendendo peraltro una piega potenzialmente imperialista.

L’Accordo di Lussemburgo

I Ministri delle Difese di Francia, Germania, Belgio, Regno Unito, Danimarca, Paesi Bassi, Estonia, Spagna e Portogallo hanno firmato una dichiarazione di intenti per il lancio di una European Military Intervention Force (da qui EMIF) che permetta agli Stati firmatari di lavorare insieme in “scenari che potrebbero potenzialmente minacciare la sicurezza europea”.

L’EMIF, tuttavia, non è un progetto dell’Unione Europea. Nasce su proposta francese e, di fatto, a guida francese[1].

Una cooperazione simile tra le difese UE esiste già ed è la PESCO (PErmanent Structured COoperation), la quale si pone già gli obiettivi di una maggior cooperazione tra gli eserciti UE, sviluppo di tecnologie comuni e mobilità interne degli eserciti – in cooperazione, ma né in alternativa, né in subalternità, con la NATO.

Peraltro, i Ministri della Difesa dei 25 Stati Membri partecipanti ai 17 progetti PESCO (la maggior parte dei quali a guida italiana) si sono riuniti proprio il 25 giugno per approvare importanti avanzamenti all’interno di questa cornice, quali il Fondo Europeo per la Difesa, la European Peace Facility (EPF) e l’ “Erasmus della Difesa[2].

La penultima misura, la EPF, si propone inoltre di facilitare il lancio di missioni PESC (CFSP) per “migliorare le capacità dell’Unione di preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la stabilità internazionale”, facilitando dunque gli interventi militari extra UE.

L’EMIF va molto oltre.

La forza europea voluta dalla Francia nasce con l’intenzione di intervenire in aree in cui possono esserci potenziali minacce alla sicurezza europea. Non si parla, a differenza delle strutture PESCO, di un meccanismo difensivo, di miglioramento nella cooperazione, di sviluppo dell’apparato militare industriale comune. Si parla di interventi armati all’estero da parte dei Paesi parte dell’EMIF.

E conosciamo tutti quanti le ambizioni militari e neocoloniali di Estonia e Lussemburgo. Li abbiamo visti invadere il Mali, bombardare la Siria per punire Assad per attacchi chimici mai verificati dall’ONU [anche se si può aprire un complesso discorso a parte su questi argomenti], eredi di un vastissimo impero coloniale e con interessi neocoloniali in buona parte del Pianeta.

Scusate, ho detto Estonia e Lussemburgo? Intendevo dire Francia.

 

Gandalf mogheriniano, Saruman macroniano

L’Unione Europea, l’Impero non imperiale, come lo definì l’allora Presidente della Commissione Europea Barroso[3], si prende ben cura di andare coi piedi di piombo nel dotarsi di poteri di forza bellica che le permetterebbero di scatenare conflitti.

Un’entità militare europea, contando il proprio arsenale nucleare e alcuni degli eserciti più potenti e attivi del mondo, sarebbe una Superpotenza e una minaccia potenziale per tutti i suoi vicini, Russia inclusa.

L’Unione Europea, che nasce proprio a causa di una storia di 1500 anni di conflitti continui dopo la caduta di Roma, ha paura di ottenere questo tipo di potere tanto quanto Gandalf temeva di tenere con sé l’Unico Anello. “Lo userei per fare del bene, ma attraverso di me eserciterebbe un potere troppo grande e terribile da potersi immaginare”. Tolkien. Ispirazione assoluta, sempre.

La Ministra della Difesa francese, Florence Parly, ha difatti criticato la PESCO in tal senso, dicendo che attraverso il formato comune, l’UE “sta avanzando a grandi passi” nel settore degli armamenti, ma sul piano “operativo è allo stato embrionale”[4].

E ancora, si può contare sulla buona fede della Francia e il fatto che l’EMIF sia un progetto spinto in modo disinteressato da Parigi, che vuole semplicemente rafforzare le forze di intervento rapido (che peraltro esistono già. Sono della NATO. Di cui tutti i Paesi EMIF fanno già parte).

Oppure si possono pensare che siano spinti da altre due motivazioni.

La Francia vuole smarcarsi dalla NATO. Trump non è un partner affidabile, quindi nemmeno gli Stati Uniti. Lo sappiamo da anni ed è già trasparso anche ai Consigli Europei, tanto che è stata, appunto, avviata la PESCO.

Oppure, ancora di più, Macron sta semplicemente agendo in piena coerenza con se stesso e con la linea di politica estera distintiva dell’Esagono.

Come i suoi predecessori De Gaulle e Mitterand, Macron vede nell’Europa il mezzo attraverso cui la Francia può esercitare il suo altrimenti sempre decrescente ruolo negli affari internazionali, sostituendosi agli Stati Uniti ed entrando in competizione diretta con la Cina. E non ne ha mai fatto mistero. In un discorso tenuto a settembre del 2017 alla Sorbona, Macron ha dichiarato molto apertamente che “solo l’Europa può dare alla Francia la capacità di agire nel mondo odierno[5]. Dovrebbe farsi crescere una lunga barba e farsi chiamare Saruman.

 

Macron, Merkel e Salvini: NazionalEuropeisti

E quindi, insomma, sappiamo che Macron è europeista.

Mica vuole far arroccare il suo Paese in un Nazionalismo protezionistico fatto di dazi, confini e assenza di libero mercato e libera circolazione di persone. No. È un fervente sostenitore del progetto europeo.

Il progetto europeo, però, deve essere funzionale agli interessi nazionali della Francia.

Ed eccoci di nuovo qui, al salvataggio europeo dello Stato Nazione[6].

Macron non agisce per il bene dei cittadini europei. Agisce per il bene (o quello che ritiene essere tale) dei cittadini francesi e della Francia. Per questo chiude le frontiere di Ventimiglia e non vuole che si superi il principio del primo paese di arrivo nella riforma del Regolamento di Dublino. Per questo non consulta i partner europei prima di bombardare la Siria. Per questo promuove l’EMIF. L’Unione Europea è a suo uso e consumo, è funzionale a Parigi, non viceversa.

Il problema è che questo tipo di ragionamento, seppur possa essere efficace per ottenere consensi in patria, rischia di far collassare l’Unione – perché si può trattare senza troppi indugi con un manipolo di Paesi con interessi divergenti (ed è per questo che è sorto l’asse franco-tedesco che decide tutto pre-summit e prega che gli altri Stati Membri accettino), ma non funziona se lo stesso metodo viene applicato da tanti Stati contemporaneamente.

Macron è sia nazionalista che europeista, così come la Merkel. Ma adesso che anche un altro dei big, l’Italia, è NazionalEuropeista? Adesso che al comando c’è il Governo Salvin…Conte, che non ha esitato a violare diritti umani, diritto del mare, convenzioni, consuetudini e chi più ne ha più ne metta per denunciare il NazionalEuropeismo franco-tedesco e dimostrare allo stesso tempo il proprio?

Il NazionalEuropeismo non è sostenibile sul lungo periodo, perché l’Unione Europea si fonda su solidarietà, condivisione e compartecipazione. Si basa su un modello di cittadinanza che è moderno, slegato da quello istituito dalle Monarchie, a cui sono tanto legati i Nazionalisti.

Non siamo cittadini in quanto appartenenti ad una Nazione che si auto-governa, bensì in quanto appartenenti ad una comunità che si auto-governa – e questa comunità è l’Unione Europea. Se si perde di vista questo concetto, perché un Romeno, uno Svedese, un Irlandese o un Italiano dovrebbero voler far parte dell’UE? Per accomodare gli interessi di Francia e Germania? Combatteresti in una guerra europea voluta da Parigi per salvaguardare gli interessi francesi sulla pelle magari di cittadini di un qualche Paese africano? Uccideresti per Macron? O, se l'Italia, come pare voglia fare, si chiama fuori dall'EMIF, vorresti l'Italia si sobbarcasse la gestione dei rifugiati resi tali dalle bombe europee sganciate per salvaguardare gli interessi francesi?

È una mia riflessione, che lancio, così, nell’etere. Per come la vedo io, per come vedo reagire i miei concittadini, uno dei grandi problemi dell’Unione è proprio questo: il NazionalEuropeismo, percepito proprio come un cancro, che divora ogni senso che ha o potrebbe avere l’Unione.

Finché la reazione al dominio di questa parte politica sarà il Nazionalismo e non un EuroCivismo che riconosca la centralità dei cittadini e non degli Stati, l’Unione Europea resterà in una crisi identitaria senza alcuna soluzione – escluso il suo completo sfacelo.

Lorenzo Canonico (25 giugno 2018)


Lorenzo Canonico ha lavorato in Analisi Strategica all'Europol, in Strategia e Comunicazione all'Agenzia Europea per la Cooperazione dei Regolatori Nazionali di Energia (ACER) e all'Ambasciata d'Italia e all'Istituto di Cultura Italiana ad Addis Abeba, in Etiopia.

Ha una Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e una Laurea Triennale in Lingue e Civiltà Moderne e Contemporanee, conseguite a Ca' Foscari ed ha studiato come field officer nell'ambito dei diritti umani alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e come Europrogettista.

È stato membro fondatore e Proboviro di Levi Alumni , fondatore e due volte membro del Consiglio Direttivo della Venice Diplomatic Society ed è fondatore e Proboviro dei BridgeMakers.


[1] EURACTIV Nine European countries to formalise EU defence force plan (25 giugno 2018) 

[2] COUNCIL OF THE EUROPEAN UNION Council Conclusions on Security and Defence in the context of the EU Global Strategy - Council Conclusions (25 giugno2018) h

[3] EU Observer Barroso says EU is an 'empire' (11 luglio 2007) 

[4] EU News Difesa, 9 Paesi lanciano una forza militare europea. C’è il Regno unito, l’Italia per ora no (25 giugno 2018)

http://www.eunews.it/2018/06/25/difesa-9-paesi-lanciano-forza-militare-europea-ce-regno-unito-litalia-ora-no/106982

[5] POLITICO 5 takeaways from Macron’s big speech on Europe’s future (26 settembre 2017)

[6] ALAN MILWARD The European rescue of the Nation State (1992)